La domanda che ci sentiamo fare più spesso dai clienti che stanno ristrutturando casa o costruendo ex novo è questa: ha senso abbandonare il gas e passare alla geotermia? La risposta onesta è: dipende. Ma dipende da fattori precisi, non da valutazioni vaghe e in molti casi, soprattutto nel Veneto, la risposta è sì.
In questo articolo confrontiamo i due sistemi su quello che conta davvero: i costi di esercizio, l’investimento iniziale, il tempo di rientro e le condizioni in cui un impianto geotermico batte la caldaia a gas senza discussioni.
Come funzionano i due sistemi
Una caldaia a gas brucia metano per produrre calore. È una tecnologia matura, semplice, con costi di installazione bassi. Il problema è strutturale: dipende dal prezzo del gas, che negli ultimi anni ha dimostrato di poter variare in modo imprevedibile, e produce emissioni di CO2 dirette.
Un impianto geotermico funziona in modo diverso. Non produce calore bruciando qualcosa, lo sposta. Le sonde interrate nel terreno estraggono energia termica dal sottosuolo, dove la temperatura rimane costante tra i 12 e i 15°C tutto l’anno. Una pompa di calore geotermica amplifica questa energia e la porta in casa sotto forma di acqua calda per il riscaldamento, l’acqua sanitaria e in estate per il raffrescamento. Per ogni kWh elettrico consumato, una buona pompa di calore geotermica ne produce tra 3 e 5 di energia termica. Questo rapporto si chiama COP (Coefficient of Performance) e rappresenta il vantaggio competitivo principale della geotermia sul gas.
Se vuoi approfondire il funzionamento tecnico, abbiamo una guida completa sugli impianti geotermici che spiega nel dettaglio ogni componente del sistema.
Consumi e costi di esercizio a confronto
Partiamo dai numeri, con la premessa che ogni abitazione è diversa e qualsiasi stima va calibrata sul caso specifico.
Una casa di circa 150 mq ben isolata, in zona climatica E come buona parte del Veneto, consuma indicativamente tra 15.000 e 20.000 kWh termici all’anno per riscaldamento e acqua calda. Con una caldaia a gas a condensazione ad alto rendimento (94-98%), questo si traduce in circa 1.500-2.000 mc di gas annui. Con il prezzo del gas a circa 1,00-1,20 €/mc (tariffa domestica media 2024, senza considerare le componenti fisse), la spesa annua si aggira tra 1.500 e 2.400 euro.
Con un impianto geotermico con COP medio di 4, gli stessi 15.000-20.000 kWh termici richiedono circa 3.750-5.000 kWh elettrici. A una tariffa elettrica media di 0,25 €/kWh, la spesa annua scende a 940-1.250 euro. Se l’impianto è abbinato a un fotovoltaico di taglia adeguata, una parte consistente di questa elettricità è autoprodotta, e il costo reale si abbassa ulteriormente.
Il risparmio annuo sul solo esercizio può quindi oscillare tra 500 e 1.200 euro, a seconda dei consumi, delle tariffe e della presenza o meno del fotovoltaico. Su dieci anni, si parla di 5.000-12.000 euro.
Il costo di installazione: la voce che spaventa (e perché)
È inutile girarci intorno: un impianto geotermico costa più di una caldaia. Una caldaia a condensazione nuova, installazione inclusa, si aggira tra 3.000 e 6.000 euro. Un impianto geotermico completo di sonde, pompa di calore con eventuali lavori di adattamento al sistema di distribuzione, parte da circa 15.000-20.000 euro per una abitazione monofamiliare di medie dimensioni, e può salire a 25.000-35.000 euro per case più grandi o terreni che richiedono perforazioni più profonde.
La differenza è significativa. Ma va letta insieme a tre elementi che cambiano il calcolo:
- Un solo impianto per tutto l’anno: riscaldamento invernale, raffrescamento estivo e acqua sanitaria. Non serve comprare anche un condizionatore separato.
- Gli incentivi riducono il costo netto: il Conto Termico e le detrazioni fiscali possono coprire una parte importante dell’investimento iniziale (vedi sezione dedicata più avanti).
- La vita utile è molto più lunga: le sonde geotermiche hanno una vita stimata superiore ai 50 anni. Una caldaia, in media, dura 15-20 anni prima di richiedere una sostituzione.
Con un risparmio annuo di 700-1.000 euro e detrazioni che abbattono il costo iniziale del 30-65%, il tempo di ritorno dell’investimento si colloca tipicamente tra 8 e 15 anni. Non è breve, ma non è neanche il rischio che sembra a prima vista.
Quando ha senso passare alla geotermia (e quando no)
La geotermia non è la soluzione giusta per tutti. Ecco le condizioni in cui il passaggio ha senso concreto:
- Nuova costruzione o grande ristrutturazione: integrare la geotermia è molto più semplice e conveniente quando l’impianto di distribuzione viene rifatto da zero, idealmente con un sistema a pavimento radiante che lavora a bassa temperatura.
- Abitazione con spazio esterno disponibile: le perforazioni verticali per le sonde richiedono un’area accessibile ai mezzi di perforazione. In genere bastano pochi metri quadri, ma devono esserci.
- Zona geologicamente adatta: la pianura veneta, tra Treviso, Padova e Venezia, offre condizioni idrogeologiche particolarmente favorevoli falda acquifera superficiale, terreno sedimentario, temperature stabili. Non tutti i territori sono così.
- Orizzonte temporale di almeno 10 anni: chi pensa di vendere casa nel breve periodo recupera meno dall’investimento, anche se un impianto geotermico aumenta il valore immobiliare dell’edificio.
Ci sono invece situazioni in cui la geotermia è difficile da giustificare: appartamenti in condominio senza accesso al terreno, abitazioni in affitto, edifici storici con vincoli strutturali, o immobili con un consumo energetico molto basso per via di un isolamento già eccellente. In questi casi, una pompa di calore aria-acqua o una caldaia a condensazione di nuova generazione possono essere scelte più sensate.
Noi di Euroservice lo diciamo anche quando non fa comodo: se la geotermia non è la scelta giusta per la tua situazione, te lo diciamo nel sopralluogo preliminare, prima ancora di parlare di prezzi.
Incentivi disponibili nel 2025
Il quadro degli incentivi per gli impianti geotermici si articola principalmente su due strumenti:
- Conto Termico 2.0: è il meccanismo di incentivazione gestito dal GSE per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Gli impianti geotermici con pompa di calore rientrano tra le tecnologie ammesse. L’incentivo viene erogato in rate annuali per un periodo di due anni e può coprire una percentuale significativa del costo dell’intervento, variabile in base alla tipologia e alla dimensione dell’impianto.
- Detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica: gli interventi che migliorano la classe energetica dell’edificio possono beneficiare di detrazioni IRPEF, da ripartire in quote annuali per dieci anni. Le aliquote e i massimali variano in base al tipo di intervento e all’anno di realizzazione: è importante verificare la normativa vigente al momento dell’installazione.
I due strumenti non sono sempre cumulabili tra loro: occorre valutare caso per caso quale conviene di più in base all’importo dell’investimento e alla situazione fiscale del richiedente. Il nostro team segue i clienti anche in questa fase, occupandosi della documentazione tecnica necessaria per accedere alle agevolazioni.
Se stai valutando la sostituzione della tua caldaia o stai progettando una nuova abitazione nella provincia di Treviso, contattaci per un sopralluogo gratuito: valutiamo insieme la fattibilità tecnica e ti diamo un quadro chiaro dei costi reali, degli incentivi applicabili e dei tempi di rientro prima che tu prenda qualsiasi decisione.